FOCUS: IL PASSAGGIO ALLA SCUOLA PRIMARIA

FOCUS: Il passaggio alla scuola primaria
Simonetta Cesari, Dirigente Scolastico della Scuola Primaria Il Pellicano


Quali sono le cose che guarderesti andando a visitare una scuola primaria?


Guarderei prima di tutto l’atteggiamento degli adulti che lì ci sono e i volti dei bambini, perché entrambi questi fattori rivelano se un luogo è sopportato oppure vissuto, magari con fatica, ma con gusto.
Poi guarderei degli aspetti strutturali che contribuiscono alla bellezza del luogo: la luce, un ordine non maniacale ma funzionale, se ci sono cartelloni appesi e cosa raccontano.
E poi ascolterei: quali rumori, quali suoni e il timbro delle voci.

 


Quali sono i criteri che useresti per scegliere la scuola?


Tutte le cose che ho guardato mi devono avere soddisfatto, mettendo delle priorità. Ad esempio, se il clima di lavoro è piacevole e gli adulti sono evidentemente appassionati gli aspetti strutturali dell’edificio possono essere messi in secondo piano.
Inoltre vorrei sapere se  c’è un insegnante prevalente e quante ore ha per stare con la classe perché più i bambini sono piccoli più lo sguardo al loro percorso di apprendimento e di valutazione deve essere unitario. Come conseguenza alla prevalenza di un insegnante guarderei allo “spezzettamento” dell’orario: se più insegnanti si dividono le discipline principali una grande alternanza di volti può rendere concitato il tempo vissuto dai bambini, mentre – soprattutto nei primi tre anni della scuola primaria – occorre che il tempo sia molto rispettoso di ciò che sta accadendo ai bambini.

 


Quali sono le differenze principali nel passaggio dall’infanzia alla primaria?


Sono tante e da vari punti di vista.
Lo spazio: di solito è lo spazio della scuola è molto più ampio, occorre orientarsi, ricordarsi dov’è il bagno, dove si gioca e dove si scrive e si legge; nell’aula poi c’è un tavolino – il banco – di uso esclusivo di ogni bambino, con un sottobanco dove è possibile riporre piccoli oggetti personali, da tenere pulito e in ordine.
Il tempo: è maggiormente scandito, addirittura da una campanella a volte. C’è un tempo in cui si ascolta e si guarda, un tempo in cui si scrive, un tempo in cui si pensa in silenzio (magari), un tempo in cui ci si aiuta e si gioca insieme. Al pomeriggio poi il tempo è più libero e la novità è che occorre ricordarsi qualcosa del mattino per riuscire a fare i compiti.
Il lavoro: viene chiesta un’attività sempre più personale, che prima o poi qualcuno valuterà. In realtà i bambini stessi sanno dire se sono contenti o no del proprio lavoro, fin da molto piccoli; il passaggio ora riguarda la valutazione espressa da un adulto. Il bambino può esserne intimorito ma, nel tempo e attraverso l’approfondirsi del rapporto con l’insegnante, impara che ad essere valutato è il suo esercizio e non lui stesso.


E poi alla scuola primaria inizia l’apprendimento…


In realtà i bambini sanno già molte cose e le imparano continuamente, a scuola e a casa. Alla scuola primaria il sapere precedente viene sistematizzato, cioè pian piano ordinato. Dal punto di vista della costruzione dell’identità questa si chiama memoria, cioè il permanere della storia precedente attraverso l’accorgersi di ciò che si sa e si è.
Per conoscere e imparare serve prima di tutto la realtà: si conosce la realtà attraverso gli strumenti dati dalla nostra tradizione culturale, le discipline. La storia, la matematica...non sono già nella testa dei bambini come discipline ma emergono come strumenti adatti a conoscere meglio. La conoscenza è solida se è la risposta a una domanda che è già presente nel bambino.
È l’impatto con la realtà che fa sorgere domande, questo è un passaggio chiave per crescere e per imparare.